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Questa è una storia alquanto particolare, sai?
Avvenne in un tempo dimenticato ormai.
Parla di un ragazzo che rideva sempre.
Rideva d’estate, rideva a novembre.
Rideva col sole, rideva col vento,
rideva anche quando era triste dentro.
Rideva alle urla, rideva al rumore,
rideva forte per coprire il suo dolore.
Raccontava di mostri nascosti nel buio,
di passi leggeri, di un cielo più scuro.
La gente di lui diceva, con tono sprezzante,
senza ascoltare neppure un istante:
"Che gran fantasia! Ride di tutto… è pura follia!"
Ma in una notte di festa e colori,
tra il circo, le musiche e mille clamori,
spariva un bambino nel buio profondo,
come inghiottito dal nero del mondo.
E mentre il ragazzo rideva, col volto bagnato,
volle raccontare al mondo tutto ciò che era stato ignorato.
Ma solo una bambina, dal cuore sincero,
volle capire cosa c’era di vero:
"Io ti ascolto. Voglio capire,
racconta di nuovo, fammi sentire."
"Non sono i mostri, le ombre o le magie strane,
ma solo l’indifferenza della gente intorno
a farli scomparire giorno dopo giorno."
Solo allora la gente finalmente capì:
non c’era menzogna lì.
Non era bugiardo, né tanto meno strano,
aveva soltanto uno sguardo più lontano.
Vedeva dettagli che gli altri ignoravano,
perché alle loro vite soltanto badavano.
Perciò, prima di ridere e di giudicare,
prova davvero ad ascoltare.
Chi sembra diverso, strano o lontano
forse sta solo chiedendo una mano.
Perché in fondo, dietro a un sorriso che brilla leggero,
può nascondersi il buio… e un mondo intero.